24/12/2011

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DOPODOMANI#01 arte in circol(o)azione :: arte-musica-teatro | dal 24.dic.011 al 6.gen.012

DOPODOMANI#01 arte in circol(o)azione :: arte-musica-teatro | dal 24.dic.011 al 6.gen.012

Due settimane, in concomitanza delle vacanze natalizie, per attraversare il circolo al di fuori dei soliti orari. A partire dalle 18.30 nuovi momenti di socialità tra videoinstallazioni/musica/teatro/aperitivi colorati.

Oltre a vari appuntamenti giornalieri, per cui rimandiamo alla locandina, i soci potranno ogni giorno seguire, attraverso differenti spazi del Gratis, un percorso tra i lavori di una giovane artista senigalliese:

PREFERISCO GLI APOSTROFI ALLE PAROLE
videoinSTAllaZIONI di Valentina Olivi

Valentina Olivi si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, iniziando una ricerca pittorica sul movimento utilizzando come strumenti la spatola, la materia del colore e l’osservazione. Questo la porta a scoprire il mondo dell’immagine in movimento e quindi a sperimentare i suoi soggetti pittorici nel video e nelle sue possibili installazioni. Oggi sta affrontando una nuova ricerca che mette in discussione e interroga il compito attuale dell’artista, del cittadino/spettatore e il loro rapporto e coinvolgimento con l’arte, con un interesse particolare alla psicogeografia e alle sue mappe.

Di seguito, una breve introduzione alle videoinstallazioni.

BNC06 – Il corpo d’altri è presente non come pura cosa del mondo, ma come negazione radicale della soggettività della coscienza. Io non sono di fronte al corpo d’altri come di fronte alla pietra, all’albero o all’animale, perché il corpo d’altri mi guarda, e lo sguardo dell’altro, come ci ricorda Sartre, “ha il potere di possedermi, di catturare la mia soggettività fino a ridurmi a oggetto del suo spettacolo, fino a vedermi come mai io mi son visto e come mai mi vedrò”, quello che propriamente sono è ciò che nessuno ha mai visto realmente, perché la verità assoluta mia e “dell’altro”, è l’unità della molteplicità aperta e infinita delle mutevoli esperienze proprie e altrui. Noi esistiamo perché ci comprendiamo nel mondo. L’estinguersi di questa comprensione è l’estinguersi dell’esistenza. Il nostro essere e il nostro apparire fanno dunque tutt’uno. U. Galimberti, Il corpo.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=vaKCUBL3WEo[/youtube]

UBN08Qualcosa di chiuso deve conservare i ricordi, lasciando loro i propri valori di immagini. I ricordi del mondo esterno non potranno mai vantare la stessa tonalità dei ricordi della casa. Evocando questi ultimi, sommiamo valori di sogno. Non siamo mai veri storici, siamo sempre un po’ poeti, e può forse darsi che la nostra emozione non faccia altro che tradurre poesia perduta. In tal modo, affrontando le immagini della casa con la cura di non rompere la solidità della memoria e dell’immaginazione possiamo nutrire la speranza di comunicare tutta l’elasticità psicologica di un’immagine che ci commuove fino a gradi d’insospettabile profondità.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Bg01bGxkRMA[/youtube]

CAMMINANDO – La ricerca originaria e sempre presente è sul movimento sperimentato inizialmente tra le cornici dell’oggetto quadro. Un movimento colto nella sua permanente staticità che lo rendeva infinitamente ripetuto nell’immobilità di un colore. Il dinamismo sperato viene recuperato cambiando il mezzo arrivando a sperimentare per la prima volta il video. È solo un passo eternamente ripetuto sulla stessa strada, su ogni strada vestito d’arancio, di rosso e terra a seconda delle luminescenze del sole. Ci si dimentica presto del passo in una dispersione ritmica di colore.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=anM5SeoekrY[/youtube]

SNG09“Se perderemo la memoria della città, i luoghi che ce la fanno scoprire, smarriremo anche la nostra capacità di orientarci, cadremo vittime delle grandi dimensioni, di ciò che è inafferrabile, onnipotente. Dobbiamo batterci per conservare tutto ciò che è piccolo, che conferisce alle grandi cose una prospettiva da cui vederle.” W. Wenders. Cammino! Ma questa volta non sono sola, e seguo il filo dei ricordi: quelli di mia madre. Non andiamo lontano: la strada è quella di sempre, che parte davanti alla casa dove abito. La voce, quella di mia madre, apre un varco, e al piano orizzontale del paesaggio si interpone quello verticale del tempo. Attraverso la voce di mia madre i miei occhi sprofondano nel passato, contrastando il falso movimento dei piedi sulla strada. “La voce sale e scende [...] racconta degli anni passati. Un fantasma nasce dalle sue labbra [...] Le parole diventano poesia [...] Il tempo è là [...] porzione di eternità.” R. Bradbury

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=4o77U6YZ8LU[/youtube]

CMYK – È un lavoro nato per uno spettacolo teatrale ispirato al breve racconto di Calvino dal titolo Un re in ascolto, parte di un esperimento di I. Calvino sui cinque sensi. Intenzione dell’autore è sperimentare l’espressione del suono attraverso la parola. La ricchezza di figure retoriche e frasi evocativamente “sonore” ha dato ispirazione ad uno spettacolo incentrato sull’ascolto. Quest’opera veniva proiettata nella parte finale dello spettacolo, e costituisce un esperimento ludico con i colori primari. È un unione tra colore e forma e andava ad incastrarsi in un dialogo a tre attori, nel quale ognuno parlava senza ascoltare gli altri, sovrapponendosi. Concetto fondamentale di questa sperimentazione è un contenuto che moltiplica se stesso senza mai fissare alcunché.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=GkK00bhpTq4[/youtube]

PREFERISCO GLI APOSTROFI ALLE PAROLEIl lavoro è nato per sottolineare una ciclicità temporale martellante attraverso la frammentazione di un instante che diventa inevitabilmente infinito. Questa dinamica di successione contemporanea di immagini ha per soggetto un corpo in attesa nel buio, che diventa lo strumento per conoscersi. Il corpo si perde nelle ombre, trascende se stesso, e diviene la superficie malleabile che una luce modella. La video-installazione è l’essenza di uno spazio temporale più vasto rispetto all’istante rappresentato, che racchiude in sé non solo il tempo lineare, ma anche la percezione soggettiva di quest’ultimo che diventa un presente continuo. Lo scenario che si va a creare, questo gioco tra ombra, corpo e luce, vede quest’ultima madre di ogni scoperta e percezione, che, attraverso il movimento del corpo, diviene il soggetto dell’opera. Lo spettatore infatti viene catturato da essa che lo confonde, creando tante forme delle quali nessuna è riconoscibile. Nell’osservatore scaturisce così un bisogno di capire, di riconoscere riscontri figurativi esistenti nel reale. Il vissuto di questo tempo è messo in scena proprio attraverso questo conflitto tra immagine e percezione dell’immagine.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=4fQTHE5UbxY&feature=youtu.be[/youtube]

la locandina della rassegna:


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